Roma e le sue fontane

Spesso, visitando la Capitale, vi sarete domandati quali potessero essere le fontane più belle di Roma, e la risposta, bisogna ammetterlo, non è poi così scontata. L’acqua è sempre stata per i romani un bene prezioso e questi, tra tutti, sono stati capaci di sfruttarne le molteplici potenzialità attraverso acquedotti, terme e fontane. Sì, perché, soprattutto nel Rinascimento, le fontane si sono fatte strumento di propaganda per affermare la ricchezza e il potere politico di papi e nobili.

E quindi, vista la ricchezza di fontane dell’Urbe, perché non dedicare proprio alle monumentali fonti d’acqua un insolito itinerario alla scoperta delle fontane più belle di Roma.

Come arrivare alla prima tappa dell'itinerario dalla Casetta delle Fiabe

Per arrivare alla prima tappa del nostro itinerario, si dovrà giungere in Piazza della Repubblica. Quindi dovrete uscire dal cancello esterno della Casetta delle Fiabe e andare a destra. Percorrere qualche minuto a piedi fino ad arrivare alla stazione del treno metropolitano Olgiata, linea FL3 (consulta il sito di trenitalia.com, inserendo "Olgiata" come stazione di partenza e "Valle Aurelia" come stazione di arrivo). Preso il treno dovrete scendere alla stazione Valle Aurelia, recarvi in basso alla stazione della metropolitana linea A e dirigervi in direzione della stazione Termini, scendendo alla stazione Repubblica. Tutto ciò con un unico biglietto.

Come arrivare alla prima tappa dell'itinerario dalla Casetta del Ciliegio

Per arrivare alla prima meta dell'itinerario, dovrete uscire dal cancello esterno della Casetta del Ciliegio e andare a sinistra per ritornare sulla Via Flaminia. Prendere la Via Flamina a sinistra in direzione Roma. Percorrere qualche minuto fino ad arrivare a delle gallerie. Superata la prima galleria svoltare a destra. Al termine della rampa, alla rotatoria, prendere la strada per la stazione Montebello del treno metropolitano linea FC3 (consulta il sito di moovitapp.com, dalla stazione Montebello, alla stazione Piazzale Flaminio - durata circa 25 minuti) e lasciare la macchina nel grande parcheggio. Preso il treno metropolitano dovrete scendere all'ultima stazione di Piazzale Flaminio e cambiare con la metropolitana linea A in direzione della stazione Anagnina e scendere alla stazione Repubblica.

Tutto ciò con un unico biglietto.

Luoghi principali dell'itinerario

Puoi seguirlo qui con Google Maps

1. Fontana delle Naiadi

La fontana delle Naiadi ottiene la sua esplosione d'acqua dall'acquedotto dell'Acqua Pia Antica Marcia, acquedotto realizzato tra 1865 e 1870 per volontà di papa Pio IX (1846-1878). Costituisce l’ultima fontana di mostra dello Stato Pontificio e anche la prima di Roma Capitale.

Autore: Guerrieri Alessandro, Rutelli Mario.

Datazione: 1885-1914

Alimentazione originaria: Acquedotto Acqua Pia Antica Marcia

Piazza delle Repubblica

Venne, infatti, inaugurata in forma provvisoria dal pontefice il 10 settembre 1870  nella zona di Termini, nel luogo attualmente occupato dall’obelisco di Dogali (eretto nel 1888) e realizzata in forma definitiva solo dopo l’insediamento dello Stato unitario, nell’attuale piazza della Repubblica, punto cardine del nuovo assetto urbano della capitale.

La parte architettonica venne realizzata nel 1885 su progetto di Alessandro Guerrieri secondo le direttive della commissione edilizia che prevedeva anche una decorazione plastica. La fontana fu poi ornata provvisoriamente da quattro leoni in stucco in occasione della visita dell’imperatore Guglielmo II nel 1888.

Nel 1897, infine, venne affidato a Mario Rutelli (1859 – 1941) l’incarico di realizzare la parte scultorea. L’artista creò le sculture in bronzo che hanno reso nota l’opera come “Fontana delle Najadi”: quattro gruppi composti da ninfe, animali e mostri acquatici, figure femminili estremamente vitali e gioiose intente quasi a giocare con animali e mostri che cavalcano sotto gli schizzi dell’acqua.

La fontana venne inaugurata nel 1901 e solo successivamente venne completata dal Rutelli con un gruppo centrale; l’opera, realizzata provvisoriamente in cemento nel 1911, non fu considerata idonea e nel 1913 fu trasferita nel giardino di piazza Vittorio Emanuele II. Al suo posto Rutelli collocò la possente figura del Glauco avvinghiato al delfino dalla cui bocca si sprigiona altissimo il getto d’acqua centrale. Inaugurata nel 1914, la fontana costituisce l’esempio più significativo del linguaggio liberty a Roma e l’espressione della volontà dello stato unitario di inserirsi con un linguaggio nuovo nella tradizione delle fontane di mostra.

2. Fontana dell'Acqua Felice o Fontana del Mosè

La fontana del Mosè in piazza San Bernardo, fu eretta tra il 1585 ed il 1589 quale mostra terminale dell’acquedotto Felice, voluto da papa Sisto V (1585-1590), al secolo Felice Peretti, da cui prese il nome.

Autore: Giovanni Fontana, Domenico Fontana.

Datazione: 1585-1589.
Alimentazione originaria: Acquedotto Felice

La fontana di mostra ripropone la forma di un arco trionfale a tre fornici ed è realizzata in travertino, marmo e stucco. Quattro colonne di marmo colorato poste su alti stilobati segnano le aperture di tre nicchioni: in quello centrale è collocata la colossale statua del Mosè opera di Prospero Antichi (not. 1578 ca. -1591) e Leonardo Sormani (not. 1550 ca.-1590) che la ultimò. Nei nicchioni laterali si trovano gli altorilievi che illustrano episodi biblici relativi ad Aronne (a sinistra) con le sculture di Gian Battista della Porta (1542-1597), e a Gedeone (destra) con le sculture di Pietro Paolo Olivieri (1538-1605) e Flaminio Vacca (1538-1605).

Piazza San Bernardo

Alla base dei nicchioni l’acqua sgorga da una finta scogliera in marmo cipollino nelle vasche ornate in origine da quattro leoni antichi in porfido e marmo provenienti rispettivamente dal Pantheon e dal Laterano, sostituiti nel 1850 con altri in marmo bardiglio, realizzati da Adamo Tadolini (1788-1868). La fontana è cinta alla base da una balaustra in travertino, realizzata al tempo di Pio IV (1559-1565) per il cortile del Belvedere in Vaticano e qui riutilizzata.

Al di sopra delle colonne corre un cornicione che riporta le date di realizzazione dell’opera (1585-1587) e l’altissimo attico in cui si trova la lunga iscrizione commemorativa sovrastata dallo stemma pontificio sorretto da due angeli. Completa la costruzione una croce in rame dorato, elemento presente in tutte le “fabbriche notabili” costruite da Sisto V.

3. Fontana del Tritone

La fontana del Tritone è stata iniziata e portata a termine tra la fine del 1642 e la prima metà del 1643, la fontana del Tritone in piazza Barberini costituisce uno dei capolavori di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680).

Autore: Gian Lorenzo Bernini
Datazione: 1642-1643
Alimentazione originaria: Acquedotto Felice

 

L’artista fu incaricato da papa Urbano VIII Barberini (1623-1644) della realizzazione dell’opera come “pubblico ornamento della città” al centro della piazza dominata dal nuovo palazzo della sua famiglia.

Rappresentato sulle valve di una enorme conchiglia, con il busto eretto e le gambe squamose di un mostro 

Piazza Barberini

marino, il Tritone si erge imponente con la testa piegata all’indietro nello sforzo di soffiare nella grande buccina (o conchiglia tortile) che sostiene con le braccia levate verso l’alto e da cui fuoriesce copiosa l’acqua che irrora tutta l’opera. Espressione della nuova concezione barocca dello spazio, nella fontana la parte scultorea include ed assorbe completamente la stessa struttura architettonica: la conchiglia su cui poggia il tritone costituisce infatti il catino superiore della fontana, ed il balaustro alla base è sostituito da quattro delfini con code intrecciate, tra i quali sono posti gli stemmi papali con le api, simbolo araldico della famiglia Barberini.

Allo stesso Bernini, si deve anche l’ideazione di un fontanile ad uso dei viandanti collocato in origine sulla piazza, in angolo con la via Sistina, noto come Fontana delle Api (oggi sull’inizio di via Veneto).

4. Fontana della Barcaccia

La fontana della Barcaccia, collocata al centro di piazza di Spagna, fu realizzata tra il 1626 e il 1629 per volontà di papa Urbano VIII Barberini (1623-1644)

Autore: Pietro Bernini

Datazione: 1626 - 1629
Alimentazione originaria: Acquedotto Vergine

Il pontefice attuò, in realtà, un progetto risalente al 1570 che prevedeva di ornare con fontane pubbliche le piazze più importanti della città attraversate dal ristrutturato Acquedotto Vergine.

La fontana fu commissionata a Pietro Bernini (1562-1629), architetto dell’Acqua Vergine dal 1623 e padre del più celebre Gian Lorenzo (1598-1680) con il quale non è da escludere vi 

 

Piazza di Spagna

sia stata una collaborazione. Pietro Bernini progettò una fontana assolutamente nuova rispetto alle opere realizzate a Roma alla fine del XVI secolo; si ispirò, infatti, ad una barca, ideando un’opera più scultorea che architettonica. La singolare vasca a forma di imbarcazione raccoglie l’acqua che fuoriesce da due grandi soli - collocati internamente allo scafo a prua e a poppa - e quella che zampilla da un piccolo catino centrale. L’acqua straripante dai fianchi della barca, aperti in modo da offrire l’impressione che stia affondando, viene raccolta da un bacino sottostante nel quale confluiscono anche i getti provenienti da bocche di finte cannoniere poste all’esterno della prua e della poppa, ai lati dei grandi stemmi papali caratterizzati dalle api, simbolo della famiglia Barberini.

5. Fontana di Trevi

La fontana di Trevi è il terminale dell’acquedotto Vergine - unico degli acquedotti antichi (19 a.C.) ininterrottamente in uso fino ai nostri giorni - è la più nota delle fontane romane e la più famosa nel mondo per la sua scenografica monumentalità.

Autore: Nicola Salvi, Giuseppe Pannini

Datazione: 1732-1762.

Alimentazione originaria: Acquedotto Vergine


Documentata nel medioevo, la sua denominazione deriva da un toponimo in uso nella zona già dalla metà del XII secolo (regio Trivii), oppure dal triplice sbocco dell’acqua dell’originaria fontana.

Piazza di Trevi

Nel 1640 per volontà di papa Urbano VIII (1622-1644), in concomitanza con l’ampliamento della piazza, Gian Lorenzo Bernini progetta una nuova fontana orientata come l’attuale, la cui costruzione si limita alla messa in opera di un basamento ad esedra con una vasca antistante, addossato agli edifici poi inglobati nel palazzo Poli.

La realizzazione dell’attuale fontana di Trevi si deve a papa Clemente XII (1730-1740), che nel 1732 indice un concorso al quale partecipano i maggiori artisti dell’epoca. Il pontefice sceglie tra i progetti dell’architetto Nicola Salvi (1697-1751) quello più monumentale e "di minor pregiudizio per il retrostante palazzo" sulla cui facciata si inserisce l’intera mostra con uno studio meditato delle proporzioni e delle decorazioni.

La fontana, articolata come un arco di trionfo, con una profonda nicchia, digrada verso l’ampio bacino con una larga scogliera, vivificata dalla rappresentazione scultorea di numerose piante e dallo scorrere spettacolare dell’acqua. Al centro domina la statua di Oceano alla guida del cocchio a forma di conchiglia, trainato dal cavallo iroso e dal cavallo placido, frenati da due tritoni. Rilievi che alludono alla storia dell’acquedotto e figure allegoriche collegate agli effetti benefici dell’acqua decorano, a vari livelli, il prospetto. Si fondono così magistralmente nell’opera del Salvi storia e natura intese in un rapporto dialettico, quale veniva affermato dal nascente illuminismo.

La costruzione viene conclusa da Giuseppe Pannini (c.1720-c.1810) che modifica parzialmente la scogliera regolarizzando i bacini centrali.

Dopo un intervento di restauro negli anni 1989-1991 (ad esso è seguita una manutenzione della parte centrale nel 1999), nel 2014 grazie a FENDI, l'ultimo intervento è stato effettuato alla fine del 2024. Tale attività si poneva in una posizione intermedia tra le operazioni di pulitura e manutenzione ordinaria che periodicamente vengono effettuate con lo svuotamento delle vasche e gli interventi strutturali di restauro (come quelli del 1989-90, 1999 e 2014) mirati a eliminare il calcare e le patine biologiche che si depositano sui materiali.

6. Fontana di Piazza della Rotonda o fontana del Pantheon

La fontana di Piazza della Rotonda è stata realizzata dallo scultore Leonardo Sormani (notizie tra il 1530 e il 1589) su un disegno del 1575 dell’architetto Giacomo della Porta (1533-1602).

La fontana era costituita da una vasca quadrangolare in marmo bigio africano con i lati interrotti da quattro archi di cerchio, sormontata da un balaustro sorreggente un catino.

Autore: Giacomo della Porta; Leonardo Sormani; Filippo Barigioni; Luigi Amici.
Datazione: 1575; 1662; 1711; 1880; 1928.
Alimentazione originaria: acquedotto Vergine

Nelle anse dei semicerchi erano inserite quattro maschere, sul cui retro erano raffigurati altrettanti draghi, simboli araldici di papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585). Una balaustra esterna e tre gradini circondavano la vasca.

Del complesso originario oggi rimane solamente la vasca. Nel 1662 il piano della piazza fu ribassato, la balaustra ed i gradini dellaportiani furono rimossi e venne realizzato l’attuale ampio basamento che ripete il motivo mistilineo della vasca.

Piazza della Rotonda o Piazza del Pantheon

Nel 1711 per volontà del pontefice Clemente XI Albani (1700-1721), in luogo del catino superiore venne aggiunto l’obelisco centrale sorretto da un complesso basamento scultoreo, opera di Filippo Barigioni (1690 ca.-1753). L’obelisco di Ramses II si innalza su una finta scogliera in travertino, sulla quale si innesta un plinto decorato sugli angoli da delfini, mentre su due facce dello stesso plinto sono scolpiti due monumentali stemmi Albani. Sulle altre facce è ripetuta un'epigrafe che celebra gli interventi di Clemente XI. Alla base del plinto corrono iscrizioni relative ai restauri.

Nel corso del restauro del 1880, i mascheroni originali (in deposito presso il Museo di Roma) vennero sostituiti da copie ottocentesche di Luigi Amici (1817–1897).

7. Fontana dei Quattro Fiumi

La fontana dei Quattro Fiumi, progettata e realizzata da Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680), costituisce un’insuperabile creazione barocca posta al centro di una delle più importanti piazze della città.

Autore: Gian Lorenzo Bernini

Datazione: 1648 - 1651
Alimentazione originaria: Acquedotto Vergine

Voluta da papa Innocenzo X  Pamphilj (1644 – 1655) ad ornamento della piazza sulla quale in quegli anni si stava costruendo in forme monumentali il palazzo di famiglia  (unitamente alla vicina chiesa di S.Agnese e al Collegio Innocenziano), sostituì l’abbeveratoio installato insieme alle due fontane laterali negli anni settanta del ‘500.

Piazza Navona

Nel 1647 il pontefice affidò a Francesco Borromini (1599 – 1667) il progetto della nuova conduttura che doveva portare a piazza  Navona 180 once dell’acqua Vergine e, contemporaneamente, decise di trasferire sulla piazza l’obelisco (copia romana di epoca domizianea)  che giaceva in pezzi nell’area del circo di Massenzio sulla via Appia antica.
Dopo l’espletamento di un concorso di idee al quale parteciparono importanti artisti dell’epoca, il papa affidò l’incarico per la realizzazione dell’opera a Gian Lorenzo Bernini, che  aveva presentato un modello in argento della nuova fontana
Al centro di un basso bacino di forma ellittica, la fontana è immaginata come una grande scogliera di travertino, scavata da una grotta con quattro aperture, che sorregge l’obelisco di granito.  Sugli angoli della scogliera sono collocate le monumentali statue marmoree dei quattro fiumi che rappresentano i continenti allora conosciuti, identificati anche dalla vegetazione e dagli animali scolpiti accanto: il Danubio di Antonio Ercole Raggi per l’Europa, con il cavallo; il Gange di Claude Poussin per l’Asia, con il remo e il dragone; il Nilo di Giacomo Antonio Fancelli per l’Africa, con il capo velato (allusione alle sorgenti sconosciute) associato al leone ed alla palma; il Rio della Plata di Francesco Baratta per l’America con un braccio sollevato - forse per ripararsi dai raggi del sole rappresentato dall’obelisco -  ed accanto un armadillo.
Sulla parte alta della scogliera sono due grandi stemmi marmorei della famiglia del papa con la colomba che porta nel becco un ramo di ulivo, e la stessa colomba, in bronzo, è collocata alla sommità dell’obelisco.
La fontana venne  realizzata tra il 1648 ed il 1651 da un folto gruppo di artisti e  maestranze dirette da Gian Lorenzo Bernini.
Magistrale fusione di architettura e scultura, la fontana dei Quattro Fiumi esprime movimento in ogni suo particolare scultoreo, dalla vegetazione, alle statue, alla fauna rappresentata nel bacino e sulla scogliera, divenendo il fulcro dell’intero spazio circostante.

8. Fontana delle Tartarughe

La fontana delle Tartarughe è stata realizzata tra il 1581 ed il 1588 su progetto di Giacomo della Porta (1533-1602) con le sculture del fiorentino Taddeo Landini (1550-1596).

La fontana delle Tartarughe si caratterizza per la prevalenza delle opere scultoree sulla pur complessa e articolata struttura architettonica arricchita dalla preziosa policromia dei marmi impiegati.

Autore: Giacomo della Porta, Taddeo Landini
Datazione: 1581-1588; 1658-1659
Alimentazione originaria: acquedotto Vergine

I quattro efebi in bronzo che giocano con altrettanti delfini, appoggiati sulle vasche a forma di conchiglia, sottolinenano la raffinatezza manieristica dell’opera che si distingue in modo assoluto dallo schema adottato nelle fontane romane della fine del Cinquecento.

Piazza Mattei

A seguito del ripristino dell’antico acquedotto Vergine, si era decisa già nel 1570 l'installazione di una fontana nella vicina piazza Giudea; tuttavia le insistenze del nobile Muzio Mattei avevano indotto l'Amministrazione a spostare la fontana nella piazza attuale su cui affacciava la sua residenza privata. Lo stesso nobile, che si impegnava "a far mattonare la piazza a sue spese e tener netta la fonte", non dovette essere estraneo anche alla scelta, avvenuta in corso d'opera, di sostituire il bronzo al marmo del progetto nella realizzazione delle sculture.

Le quattro tartarughe collocate sul bordo della vasca superiore, attribuite dalla tradizione a G.L. Bernini, costituiscono un felice completamento dell’opera effettuato nel corso del restauro del 1658-59, sotto il pontificato di Alessandro VII (1655-1667), ricordato sulle iscrizioni dei quattro cartigli marmorei.

9. Fontanone del Gianicolo o Fontana dell’Acqua Paola

La Fontana dell'Acqua Paola, nota anche come il “Fontanone del Gianicolo”, fu voluta da papa Paolo V Borghese (1605-1621), successivamente al ripristino dell’Acquedotto Traiano, da lui stesso promosso nel 1608.

Realizzata tra il 1610 e il 1614 come mostra terminale dell’Acquedotto Traiano-Paolo, la costruzione della fontana fu affidata a Giovanni Fontana (1540-1614), coadiuvato da Flaminio Ponzio (1560-1613).

Autore: Giovanni Fontana, Flaminio Ponzio; Carlo Fontana.
Datazione: 1610-1614; 1690-1693

Alimentazione originaria: Acquedotto Acqua Paola

Via Garibaldi

Disegnata sul modello dell’antico arco trionfale, la fontana è costituita da cinque grandi arcate fiancheggiate da colonne e un ampio attico con l’iscrizione dedicatoria. Per la parte decorativa furono utilizzati marmi di spoglio bianchi e policromi, provenienti dal Foro Romano e dal Tempio di Minerva al Foro di Nerva, mentre le colonne, in granito rosso e grigio, appartenevano all’antica basilica costantiniana di San Pietro.
Alla fine del ‘600 l’architetto Carlo Fontana (1638-1714) ne modificò il prospetto, conferendo alla fontana la sua forma attuale: un monumentale bacino marmoreo fu aggiunto in sostituzione delle cinque vasche di raccolta, originariamente inserite tra gli intercolumni degli archi.
Danneggiata dai cannoni francesi durante la breve Repubblica Romana del 1849, la fontana subì un primo restauro nel 1859 e successivamente nel 1934 e negli anni Cinquanta. Al 2002-2004 risale l’ultimo importante intervento conservativo realizzato dall’Amministrazione Capitolina.
Dal 1901 agli anni ‘30 l’acqua del "fontanone" alimentò la prima centrale idroelettrica di Roma.
Una curiosità: la grande, e bellissima, epigrafe dell’attico contiene un errore. Viene infatti citato il restauro dell’acquedotto alsietino mentre in realtà, come abbiamo visto, ad essere ripristinata fu l’antica aqua traiana.
Alle spalle della fontana si trova un piccolo giardino a ricordo di quello ben più grande esistente nel Seicento e che papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) aveva destinato ad Orto Botanico. Al piccolo giardino sul retro del monumento si accede attraverso una scalinata in via Garibaldi n. 30, da dove si può godere una magnifica vista panoramica della città.

10. Fontana di Santa Maria in Trastevere

Documentata nel 1471 nella pianta di Roma di Pietro il Massaio, la fontana in piazza S. Maria in Trastevere presentava in origine una tipologia molto diffusa nel Quattrocento, con due catini di diversa grandezza che s’innalzavano al centro di una vasca poligonale.

Tale forma, con alcune varianti, si è mantenuta fino ai nostri giorni, nonostante la fontana sia stata oggetto di numerosi interventi.

Autori: Carlo Fontana.
Datazione: 1692, 1873.
Materiali: marmo, travertino, bronzo.

Il primo restauro fu voluto da Giovanni di Valenza, cardinale del titolo di Santa Maria in Trastevere, durante il pontificato di Alessandro VI Borgia (1492-1503). 

Piazza Santa Maria in Trastevere

In questa occasione fu abolito il secondo catino e furono aggiunte delle bocche a forma di testa di lupo attorno al catino rimasto. Nel 1604 si ha notizia di un altro intervento realizzato da Girolamo Rainaldi (1570-1655), probabilmente a seguito dell’arrivo in Trastevere dell’acqua Felice.

All’epoca di papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) la fontana venne spostata al centro della piazza e fu dotata di una maggiore quantità d’acqua proveniente dal rinnovato acquedotto Traiano-Paolo. I lavori furono affidati a Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) che intervenne sulla vasca ottagona posta alla base. Sulle specchiature della vasca venne scolpito lo stemma di Alessandro VII e l’iscrizione commemorativa e al di sopra delle specchiature stesse vennero inserite quattro doppie conchiglie.

Nel 1692 Innocenzo XII Pignatelli (1691-1700) trasformò nuovamente la fontana, affidando i lavori all’architetto Carlo Fontana (1634/38-1714), che ampliò la capacità della vasca, realizzata in travertino, e sostituì le conchiglie berniniane con altre più grandi a valva eretta.

Nel 1873, infine, il Comune di Roma ricostruisce la fontana secondo il modello del 1692, utilizzando il bardiglio grigio e aggiungendo un vistoso S.P.Q.R all’esterno delle conchiglie.

Come tornare alla Casetta delle Fiabe

A questo punto, per ritornare alla Casetta delle Fiabe, dovrete prendere il tram numero 8 fino alla stazione Trastevere, punto di scambio con il treno metropolitano (consulta il sito di trenitalia.com, inserendo "Roma Trastevere" come stazione di partenza e "Olgiata" come stazione di arrivo). Prendete il treno metropolitano in direzione Cesano-Viterbo e scendete alla stazione Olgiata. Pochi minuti a piedi e sarete tornati al vostro alloggio. Tutto ciò con un unico biglietto.

Come tornare alla Casetta del Ciliegio

A questo punto, per ritornare alla Casetta del Ciliegio, dovrete tornare a piedi su Viale Trastevere e, girando a sinistra verso il centro storico, superare il ponte Garibaldi sul fiume Tevere e percorrere Via Arenula fino al Ministero di Grazia e Giustizia. Prendere il bus 63 in direzione Rosseillini e scendere dopo 8 fermate alla fermata Barberini. Da qui prendere la metropolitana linea A in direzione Battistini e scendere dopo 2 stazioni alla stazione Flaminio. Ora potete prendete il treno metropolitano, linea FC3 in direzione Montebello (consulta il sito di moovitapp.com, dalla stazione Piazzale Flaminio, alla stazione Montebello in circa 25 minuti). Preso il treno metropolitano dovrete scendere alla stazione di Montebello e recuperare la macchina al parcheggio. Riprendere la Via Flaminia in direzione Terni e dopo pochi minuti, arrivati a Riano, svoltate a destra per Via Codette, percorrendola fino al civico 50 dove sarete arrivati a destinazione.

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